“La scalata del Mont Ventoux richiede sette ore in auto, sei a piedi e tre e mezza per un ciclista allenato. La discesa vertiginosa, in ruota libera, sui pendii sassosi al 12% è un'acrobazia pericolosa. Ho bruciato due freni e un paio di cerchi in legno. Dilettanti, attenti.“
Queste le parole di Adrien Benoît, il primo ciclista di cui si abbia notizia a salire in cima alla ‘Bestia della Provenza'.
Il Mont Ventoux è una montagna della Provenza, nel sud della Francia, una ventina di chilometri a nord-est di Carpentras, nel Vaucluse. Il Mont Ventoux è più antico delle Alpi e con i suoi 1.912 m è la vetta più alta della regione. È stato soprannominato la ‘Bestia della Provenza', il ‘Gigante della Provenza' e ‘la Montagna Calva' per via della cima bianca, frutto della geologia e del calcare. Venteux in francese significa ventoso, e la montagna fa decisamente onore al suo nome. Il mistral può creare condizioni estreme in vetta, con raffiche registrate fino a 320 km/h (200 mph).
Il Mont Ventoux è diventato leggendario come teatro di una delle salite più massacranti del Tour de France, che dal 1951 lo ha scalato quindici volte. La corsa è arrivata in vetta al Ventoux dieci volte. Il Tour passa quasi sempre da Bédoin. È la salita più famosa e più difficile. La strada verso la cima ha una pendenza media del 7,43%. Fino a Saint-Estève la salita è facile: 3,9% per 5,8 km, ma i 16 chilometri restanti hanno una pendenza media dell'8,9%. Per fare un confronto, la salita dell'Alpe d'Huez misura circa 13,8 km con una pendenza media del 7,9%. Esistono altre due vie: da nord-ovest, da Malaucène (21,5 km). Difficile quanto la salita da Bédoin, ma più riparata dal famigerato vento.
La via più facile, con una pendenza media del 4,4%, sale da est, da Sault. Lunga oltre 26 km, si ricongiunge alla salita di Bédoin dopo Chalet Reynard.
Il filosofo post-strutturalista francese Roland Barthes scrisse della montagna e del Tour de France nel suo libro del 1957 ‘Miti d'oggi', definendo il Ventoux un “dio del male al quale bisogna offrire sacrifici”.
Al Tour del 1967 il corridore britannico Tom Simpson pagò il sacrificio estremo con la vita, crollando a poca distanza dalla vetta. A solo 1 km dalla cima, sul versante di Bédoin, resiste ancora un degno tributo al ‘Major Simpson'. E non è solo la salita a far paura. Come racconta Adrien Benoît, la discesa può essere follemente veloce. Nello stesso Tour del 1967 che si prese la vita di Simpson, il campione uscente Lucien Aimar fu cronometrato da un motociclista della polizia a 140 km/h in discesa verso Malaucène.
Non sorprende che la fama del Ventoux come scenario dei grandi drammi del Tour lo abbia reso una calamita per i ciclisti di tutto il mondo. Ogni anno si tengono gare amatoriali per scalare la montagna il più in fretta e il più spesso possibile in 24 ore, le Ventoux master series. Un amatore allenato impiega da 1h 30m a 2h 30m. I professionisti da 1h a 1h 15m. Il tempo più veloce mai registrato resta quello di Iban Mayo nella cronoscalata individuale del Dauphiné Libéré 2004: 55′ 51″. Il tempo fu misurato da Bédoin per la prima volta al Tour de France del 1958, quando il più veloce fu Charly Gaul in 1h 2' 9”.
Per i veri folli tra voi resta la sfida di scalare le 3 vie del Ventoux in 24 ore, per guadagnarsi l'ingresso nel Club des cingle du Mont Ventoux. Una compagnia ancora più rarefatta si conquista aggiungendo una quarta via, lungo una strada forestale, oppure scalando le tre vie due volte (6 ascese) in 24 ore. Il titolo di ‘più folle tra i folli' spetta però a Jean-Pascal Roux che, il 16 maggio 2006, ha battuto il record di scalate in 24 ore: undici, tutte da Bédoin.
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Tutti lottano per lo spazio, tutti lottano per una ruota. Dimenticate ogni idea di solidarietà. Questa è guerra a gomiti alti. Questo è l'ultimo chilometro. Questa è la Flamme Rouge.

Il Giro delle Fiandre (noto anche come De Ronde, “Il Giro”), si corre in Belgio ogni primavera. È la corsa ciclistica più importante delle Fiandre e uno dei cinque monumenti del ciclismo.
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